
«Il punto è un altro. Il punto è che a chi mi segue non importa nulla. Puoi pubblicare quello che vuoi, che sono corrotto, che sono un criminale, puoi scrivere che ho sparato a sangue freddo a un cucciolo di foca. Non importa. Chi mi vota lo fa perché sa che faccio quello che interessa a loro. Della morale non gliene può fregare di meno. Tempo due ore, c’è già un video virale che spiega che i cuccioli di foca sono i nemici del popolo brasiliano, e la cosa più esilarante è che non devo neanche chiederglielo io, fanno tutto da soli».
Cemento e sangue è un noir politico-ambientale ambientato in Brasile, dentro una San Paolo contemporanea, feroce e smisurata, che cresce divorando se stessa. Una città in cui il cemento copre tutto: i fiumi, i corpi, le responsabilità. E dove l’autoritarismo non ha più bisogno di mostrarsi con il volto antico della dittatura: è mediatico, privatizzato, solo in apparenza moderno, sempre violento.
Everton Barros ha trentacinque anni ed è un cronista svogliato di un grande quotidiano. Una mattina, pedalando lungo il rio Pinheiros, riconosce tra le acque nere il cadavere di Flávio Bloch, eco-attivista e amico. La polizia archivia il caso come suicidio. Everton no. Decide di indagare, anche se il suo stesso giornale, legato a interessi immobiliari e politici, vorrebbe lasciar perdere.
Intorno a quella morte si aprono altre due piste: l’omicidio brutale di Leonard Zappavigna, palazzinaro e proprietario di una gelateria, e la scomparsa di Florian Kaufmann, ingegnere svizzero invischiato tra Amazzonia, narcotraffico e politica. A collegarle sembra esserci Donato Abreu, politico neoliberale in ascesa, volto televisivo rassicurante e promotore di un piano di “privatizzazione sociale” che trasforma senzatetto, edilizia popolare e presunta filantropia in un gigantesco affare.
Everton indaga senza protezioni, aiutato da pochi amici e da due giovani gelatai improvvisati detective. Intorno a lui, dirigenti ambigui, imprenditori senza scrupoli, funzionari compiacenti e figure femminili decisive disegnano una rete in cui informazione, potere e profitto diventano inseparabili. Più Everton si avvicina alla verità, più capisce che ogni rivelazione produce altra violenza, ogni indizio porta più in alto, ogni domanda mette qualcuno in pericolo.
Nel suo passo teso, civile e spettacolare, Cemento e sangue richiama la grande tradizione del thriller politico, da I tre giorni del Condor al noir d’inchiesta contemporaneo, ma la sposta dentro il cuore pulsante e degradato di una metropoli globale. Come nei migliori page-turner, il protagonista non si trova davanti a un solo colpevole, ma a un sistema: una macchina di potere in cui informazione, finanza, criminalità, politica e comunicazione pubblica lavorano insieme, spesso senza nemmeno dover più nascondere la propria violenza.
Il Brasile non è uno sfondo esotico, ma un laboratorio del presente. La sostenibilità può diventare una farsa, la filantropia una copertura, la modernizzazione un dispositivo di esclusione. Le parole nobili: rigenerazione, sicurezza, decoro, sociale, futuro, vengono piegate a interessi privati e trasformate in propaganda. La città è insieme scenario, corpo ferito e personaggio: una San Paolo costruita sul cemento e sul silenzio, dove ogni promessa di progresso sembra avere un prezzo pagato dai più deboli.
Cemento e sangue è un noir urbano e politico sulla violenza come voce di bilancio, sulla democrazia trasformata in spettacolo e sull’idea, sempre più fragile, che raccontare la verità possa ancora cambiare qualcosa. Un romanzo cupo, ironico e di forte impianto civile, che usa il ritmo dell’indagine per raccontare le zone più opache del potere contemporaneo.
In libreria dal 30 giugno 2026 per Marsilio.
Anche online, su Feltrinelli e su Amazon.
